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Eutanasia e suicidio assistito: una sconfitta totale.

Il suicidio assitito, l'atto "autonomo" di porre fine alla propria vita è ben diversa dall'eutanasia passiva, quando viene interrotto un trattamento medico nei casi di morte cerebrale.
La questione non è la legalità del suicidio, ma piuttosto quanto sia legale causare la morte di una persona da parte di altri individui.
La sofferenza è ineliminabile, come la morte e la prospettiva è di avere davanti a noi molti più anni di malattie debilitanti rispetto al passato, perchè la vita si è allungata.
Nella società odierna, centrata sull'affermazione (autostima, potere, successo eccecc) di sè stessi questo può diventare quasi un problema, uno scrittore, addirittura, in un'intervista ha dichiarato che quando non potrà più scrivere (soffre di Alzheimer) porrà fine alla sua vita con un'overdose di barbiturici.
In pratica ognuno di noi quando perde delle facoltà, che ritiene fondamentali, dovrebbe chiudere con la vita, il nostro ego si oppone quando deve rinunciare a qualcosa, ma la vita vale davvero meno quando questi elementi vengono a mancare?

Se la risposta è "si" o "dipende" si incorre in un grave errore, cioè bisognerebbe cambiare il modo in cui la società guarda verso i poveri, gli anziani, disabili, falliti, depressi...insomma gli "scarti dovrebbero essere espulsi dall'ingrananaggio che tutti dobbiamo sempre essere efficienti al 100%, nessuno escluso.
Ricordiamo che i pro eutanasia non sono così lontani dagli eugenisti che tra gli anni '20 e '30 preparavano la strada ai campi di concentramento (che tutti dovremmo ormai "conoscere") oggi si combatte contro la vita con il "diritto di scegliere", che non comporta altro all'individuo ad utilizzare la propria autodeterminazione per decidere come e quando morire in maniera premeditata.
Per alcuni questa scelta puà essere "ragionevole", ma non è certo ragionevole che lo stato la accetti, infatti una volta affermato che la vita "senza valore" può essere soppressa, a chi spetterà la decisione e l'onere di stabilire quando una vita è tale? 

Si può pensare che il diretto interessato prenda la decisione autonomamente, ma questo è un errore, le nostre decisioni non sono mai autonome e in più ricadono anche su altri elementi senza volerlo. La nostra natura umana prevede e include gli altri, specialmente coloro che amiamo.
L'eutanasia è una falsa pietà, nella vita accadono molte cose e il dolore e la sofferenza ne sono parte integrante è una "sofferenza necessaria", ma con le dovute cure il dolore fisico insopportabile può essere evitato, centri simili sono disponibili in molte parti del mondo, in questo luoghi l'individuo si concentra sulla fase finale della sua vita, raggiungendo la pace, possibilmente, assieme ai suoi cari e non si tratta di prolungare a vita, difatti di fronte a morte inevitabile si rinuncia a determinati trattamenti, ma lo scopo è quello di fornire al malato incurabile un contesto di amore e calore umano, che non dovrebbe mai mancare a nessuno.
Inoltre quello che prova una persona, sapendo della sua situazione irreversibile può essere alquanto diverso dopo aver sperimentato la qualità di determinate cure.
Alla domanda se preferiamo morire piuttosto che soffrire in modo insopportabile...credo che sia quasi ovvio, tutti risponderebbero "morire", ma se questi dolori sono trattabili (e devono essere incentivati ad esserlo) penso che tutti noi opteremmo per quest'ultima opportunità.
Vorrei che fosse una società premurosa quella in cui vivranno le generazioni future, perchè mai nessuno deve ambire alla morte da sè è una terribile sconfitta per tutti ed è al bene comune che noi tutti dobbiamo mirare.
Se noi diamo la "libertà" di togliersi la vita, tutti i disabili e malati che si battono per i propri diritti a cosa servirebbero se la società gli indirizza ad una scelta così ambigua? Sarebbe un incoraggiamento a vedersi inutili e a ritenersi tali.
Continuando a considerare illegali l'euntanasia e il suicidio assistito tuteliamo le persone indifese, disabili, anziani, malati, depressi e tutti quegli individui  più esposti per allontanare la possibilità che essi si tolgano la vita per paura di rappresentare un peso per altri e si aiuta inoltre la ricerca e l'ottimizzazione dei centri per le cure specialistiche.
Il ruolo del medico è di incoraggiare la vita, fintanto che questa è presente, una decisone presa nel fine vita è diversa dalla decisione di togliere la vita.
Non è nemmeno un gesto pietoso, non siamo animali, l'animale non ha consapevolezza ed è proprio perchè la sofferenza non riveste per lui alcun significato che il padrone si assume la responsablità di sopprimerlo, sarebbe crudele mantenere in vita un animale che soffre solo perchè non tolleriamo di separarcene, ma suggerire di fare questo sugli umani è terrificante ed è proprio l'atteggiamento che l'eutanasia e il suicidio assistito determinano.
In definitiva, l'eutanasia e sucidio assitito aprono la strada a disperazione e sconforto e rappresentano un tentativo ingannevole di evitare il dolore e la sofferenza, si rischia inoltre di trasmettere alle fasce più deboli della popolazione il messaggio che la vita non valga più la pena di essere vissuta. è un mito l'idea che si possa compiere una scelta autonoma, libera e razionale a favore del suicidio. Anzichè condannare le persone a inutili sofferenze dobbiamo migliorare la qualità delle cure (gratuite) a disposizione dei malati terminali.

"La vera compassione rende solidali con il dolore altrui, non sopprime colui del quale non si può sopportare la sofferenza."